La Quête des 4000
Sulle orme di Armand Charlet e sul filo dell'Arête du JardinDal 61° al 63° quattromila

2 maggio 2025 · Monte Bianco

Sulle orme di Armand Charlet e sul filo dell'Arête du Jardin

scialpinismo

La traccia

61 Aiguille du Jardin62 Grande Rocheuse63 Aiguille Verte0 km39,25 km4122 m

Distanza e dislivello secondo le tracce Strava; profilo tracciato dal GPS. Passa sopra la mappa o il profilo per individuare un punto lungo la traccia.

I dati

39,25km
distanza
2603m
dislivello +
4506m
dislivello −
1 g 05 h
durata
3
vette
difficoltà
AD+ 4.1 E2 S4

Dal 1° maggio (partenza 10:43) al 2 maggio 2025 (arrivo 15:48) · 1 notte — Refuge du Couvercle

Vette & itinerario

Le vette

Giorno per giorno

  1. G1Aiguille du Midi > Mer de Glace > rifugio del Couvercle
  2. G2Col Armand Charlet > Aiguille du Jardin > Grande Rocheuse > Aiguille Verte > couloir Whymper > Montenvers

Compagno di cordata

Clicca su un nome per vederne la mappa.

Relazioni e riferimenti

Il racconto

«Prima della Verte si è alpinisti, sulla Verte si diventa montanari», ci ha lasciato in eredità l'iconico Gaston Rébuffat.

Se l'Aiguille Verte è effettivamente una vetta emblematica per eccellenza, la cui notorietà va ben oltre la valle dell'Arve, le sue vicine che culminano anch'esse oltre i 4000 m fanno molto meno parlare di sé e meriterebbero di essere più conosciute!

In questa bella impresa dei 4000 che ci occupa, il trittico Aiguille du Jardin / Grande Rocheuse / Aiguille Verte ci faceva l'occhiolino da un po'. Ma come per Les Droites, le condizioni per percorrere serenamente una simile concatenazione ci sembravano difficili da trovare... Per di più, l'importante frana dell'anno scorso sull'Arête du Jardin ci rendeva incerti sulla percorribilità dell'itinerario in futuro.

Ora, l'altro giorno, mentre eravamo entrambi al Couvercle per la salita delle Droites, abbiamo individuato il canale che porta al col Armand Charlet. L'itinerario non sembrava ancora praticabile vista la brutta terminale che sbarrava l'ingresso del canale, ma delle nevicate avrebbero potuto cambiare le carte in tavola! Così il piano si è delineato sempre più precisamente; ci restava da sorvegliare il meteo e l'evoluzione del manto nevoso per lanciare un tentativo. Che si presentò, e pieni di entusiasmo riuscimmo a liberarci all'ultimo minuto e ad assicurarci due posti letto al rifugio.

Dopo una sequenza di 1 bus, 3 treni e 2 funivie, abbiamo finalmente il piacere di calzare gli sci e goderci una tranquilla discesa della Vallée Blanche, prima di iniziare l'avvicinamento al rifugio del Couvercle. Il sole picchia e gli zaini sono pesanti, la decisione di passare dalle scale o dalla Pierre à Béranger non è così facile da prendere... Per fortuna la Pierre non sembrava una cattiva scelta, e l'arrivo al rifugio a inizio pomeriggio ci offre quasi 10 ore di riposo prima dell'assalto.

La sveglia suona senza che abbiamo la certezza di aver chiuso occhio... Mai facili le vigilie delle grandi salite! Sci ai piedi, ci addentriamo nella notte tanto buia quanto tranquilla. Siamo in anticipo sulla tabella di marcia: fine dell'avvicinamento, lasciamo gli sci per calzare i ramponi e armarci di piccozze per risalire il canale.

Quest'ultimo si rivela meno facile del previsto, e il superamento di due goulotte in piena notte, accecati dai detriti di neve e ghiaccio che scivolano su tutto il pendio convergendo in questo imbuto, ci lascerà un ricordo memorabile!

Arrivo al colle, dopo una salita che sembrava non finire mai! Il sole è sorto ma l'aria resta fredda e il vento ci congela. Il percorso verso l'Aiguille du Jardin resta complesso e mobilita tutta la nostra lucidità: pendii di neve a strapiombo su Argentière, traversata su ghiaccio, cresta sommitale aerea, neve fresca sul granito liscio... Capiamo che ci vorrà più tempo del previsto.

Lo sforzo è stato considerevole ma ce l'abbiamo fatta: vetta dell'Aiguille du Jardin (che non deve vedere più di qualche decina di cordate all'anno, pensiamo…). L'atmosfera è spettacolare, tra tutti questi immensi blocchi di granito di cui ci si chiede per quale mistero stiano ancora in piedi in un equilibrio così precario!

Qualche errore strategico in discesa e degli stomaci ben vuoti ci invitano a una prima vera pausa. La salita dell'Aiguille du Jardin è stata più lunga e complicata del previsto, ma abbiamo voglia di credere che il seguito ci sembrerà facile dopo questo. Ed effettivamente la nostra intuizione si rivela giusta: l'ora successiva ci riserva una progressione evidente verso la Grande Rocheuse e la Verte un po' più indietro — la cui cresta sommitale è addirittura un momento di relax dopo le ore che abbiamo appena attraversato!

Dopo un bel momento di contemplazione e meraviglia in vetta, inizio delle famose doppie del couloir Whymper. Se c'è una discesa in doppia che fa spesso parlare di sé, è proprio questa! Scariche di sassi, terminale mostruosa, soste traballanti, corde incastrate, bivacchi imprevisti... Diffidavamo quindi molto delle 16 doppie da 60 m annunciate, per un tempo compreso tra 55 min e 7 h secondo la guida Vallot. Per fortuna, due ore dopo aver lasciato il colle, la terminale è superata e ritroviamo il ghiacciaio di Talèfre. A parte qualche proiettile evitato qua e là, la nostra discesa si svolgerà senza intoppi in una buona dozzina di doppie.

Dopo una bella discesa con gli sci e un ultimo passaggio al rifugio, ci restano alcuni ostacoli da superare prima di ritrovare la civiltà: la Pierre à Béranger e la sua morena da canyoning, il ghiacciaio di Leschaux e i suoi insidiosi canali di fusione, e infine una Mer de Glace da attraversare in modalità sci nautico.

Trenino del Montenvers, la gita è ufficialmente finita: lo stress, la stanchezza e il dubbio possono finalmente lasciare il posto alla gioia, alla meraviglia e alla soddisfazione di un sogno che si è realizzato!

La giornata si concluderà tranquillamente a Chamonix, a parlare delle prossime salite e delle nuove idee alla Petite Blaitière, affascinante terrazza che consigliamo caldamente!