La Quête des 4000
Le avventure di Amandine in Engadina64° quattromila

11 maggio 2025 · Bernina

Le avventure di Amandine in Engadina

scialpinismo

La traccia

64 Pizzo Bernina0 km27,75 km4048 m

Distanza e dislivello secondo le tracce Strava; profilo tracciato dal GPS. Passa sopra la mappa o il profilo per individuare un punto lungo la traccia.

I dati

27,75km
distanza
2238m
dislivello +
2238m
dislivello −
1 g 05 h
durata
1
vetta
difficoltà
AD+ 4.2 E2 S4

Dal 10 maggio (partenza 11:17) all'11 maggio 2025 (arrivo 16:24) · 1 notte — Rifugio Marco e Rosa

Vette & itinerario

La vetta

Giorno per giorno

  1. G1Morteratsch > Rifugio Marco e Rosa
  2. G2Spallagrat > Pizzo Bernina > Morteratsch

Compagno di cordata

Clicca su un nome per vederne la mappa.

Relazioni e riferimenti

Il racconto

Pizzo Bernina, il 4000 più orientale delle Alpi. È anche il punto culminante delle Alpi Retiche, o Alpi grigionesi, e per andargli incontro dovremo quindi recarci nel cuore del cantone dei Grigioni, in Alta Engadina. Vetta molto remota e piuttosto selvaggia in primavera, ma non particolarmente difficile, la cui salita sembra un obiettivo interessante come primo 4000 per Amandine.

Giorno 1 — Sbarco in Engadina

Dopo 6h30 di un viaggio con 7 treni che ci fanno vivere una vera odissea ferroviaria attraverso la Svizzera, arriviamo finalmente a Morteratsch, ai piedi dell'omonimo ghiacciaio. La logistica è stata preparata con cura in anticipo, e appena si aprono le porte del treno ci precipitiamo verso il nostro obiettivo visibile a una rotta di 198,5° e 8,01 km, 2151 m sopra le nostre teste.

Le condizioni sono piuttosto favorevoli. Dopo un sentiero di avvicinamento divorato a passo di corsa, prendiamo una traccia che risale il ghiacciaio, e ne deduciamo che 4 sciatori sono passati di lì quella stessa mattina. Probabilmente sono partiti tra le 3 e le 6 del mattino, mentre sono le 12:30 quando la imbocchiamo.

Spesse nuvole hanno il merito di proteggerci in parte da un sole schiacciante, ma mi impediscono di analizzare in lontananza tutto ciò che potrebbe interessarmi: manto nevoso, crepacci, colate, cornici…

Intuiamo qualche crepaccio spalancato sotto i nostri sci, per fortuna la temperatura dei giorni precedenti mi lascia fiducioso sulla solidità dei ponti di neve al nostro passaggio.

Nel pomeriggio vediamo 2 cordate di 2 sciatori ridiscendere. Questo conferma l'osservazione del mattino. Verso i 3300 m, la traccia si divide: due sciatori sembrano essersi diretti verso il Piz Zupò. Verso i 3500 m, i due sciatori rimanenti si sono diretti dritti verso il Pizzo Bernina, senza fare tappa al rifugio Marco e Rosa verso cui ci dirigiamo noi. La nebbia che si è installata e la visibilità molto ridotta mi impediscono di vedere il seguito della loro progressione e del nostro itinerario, ed è navigando con il GPS che percorriamo gli ultimi metri fino al bivacco.

Con nostra sorpresa – e ancor più con la loro! – ci troviamo due cechi. Sono saliti dal versante italiano e stanno facendo un raid di più giorni nel massiccio. Per loro, già molta stanchezza accumulata e niente Pizzo Bernina in programma per l'indomani.

Giorno 2 — Lastroni in agguato

Risveglio a 3597 m nel nostro piccolo bivacco appollaiato sul suo sperone roccioso, che offre un panorama assolutamente superbo sulla Lombardia. Il cielo è limpido e ci permette di contemplare tutte le vette nascoste il giorno prima.

Alle 7:30, sci ai piedi, iniziamo la salita verso la cresta sommitale. Il giorno prima avevo considerato che qualche cordata partita dal rifugio Diavolezza avrebbe potuto essere della partita oggi. Ma non mi aspettavo di vederne una mezza dozzina, più o meno vicine a noi!

Deposito degli sci, e ci impegniamo per primi sulla cresta. I passaggi rocciosi sono ludici, e offrono una bella arrampicata abbastanza verticale ma ben appigliata (qualche passaggio di III / IV). Sono tuttavia infastidito dai veli di nuvole che ci impediscono di vedere lontano e di avere una visuale sulla vetta. Dopo un'ora di progressione su misto, arriviamo su un tratto di neve. Mentre costeggiamo alla nostra sinistra una frattura di quasi un metro di spessore, la foschia svanisce per qualche istante per lasciarmi constatare l'entità del danno: un enorme lastrone (30-40 m di larghezza e 60-100 cm di spessore) staccatosi meno di un metro sotto la cresta ha spazzato il versante E per 70-100 m più in basso.

Il seguito della cresta è completamente vergine di tracce… I pendii sono scoscesi e carichi all'inverosimile, gonfiati e irripiditi da nevicate importanti. Non una roccia affiorante sulla cresta: tutto è carico, ma carico davvero.

Capisco all'istante cosa è successo e la constatazione è amara: i due alpinisti del giorno prima hanno fatto partire il lastrone mentre salivano. Devono essersi presi uno spavento tremendo, con tutto il terreno che cedeva sotto i loro ramponi, ma sono stati abbastanza abili da non partire con il lastrone. Dopo una simile scossa, è piuttosto evidente che abbiano scelto di tornare indietro.

Accidenti accidenti accidenti. Capisco che rischia di essere molto complicato raggiungere la vetta in queste condizioni.

Ci troviamo a 3995 m di altitudine, una cinquantina di metri prima della Spedla (4018 m), anticima del Pizzo Bernina, che si trova ancora 250 m più in là sulla cresta. Quali opzioni ci si offrono? Restare il più vicino possibile al filo della cresta, in modo da far partire un eventuale lastrone a valle riuscendo però ad «aggrapparsi» al filo? O ridiscendere la colata del giorno prima per poi aggirare la Spedla dalle rocce e dai pendii probabilmente meno a lastroni? Le due opzioni comportano molta più esposizione del previsto, e in entrambi i casi sarebbe inconcepibile tenere la corda perché molto più pericoloso. E non è un'opzione che Amandine progredisca senza assicurazione.

Accidenti, questo non era affatto previsto. Né i lastroni, né la cattiva visibilità.

Mi sento pronto a tastare il terreno e ad aprire la via, ma non posso lasciare Amandine da sola in caso di problemi. E poi la mancanza di visibilità già problematica per la salita diventa addirittura critica se le cose si mettono male. Allora aspettiamo… Che la visibilità migliori, che gli alpinisti dietro arrivino e diano il loro parere. L'attesa è lunga ma le condizioni gentili: niente vento, un po' di sole… ma sempre quelle maledette nuvole che ci impediscono di vedere il seguito! Dopo una buona mezz'ora, arrivano finalmente due cordate. Espongo loro la situazione, e dopo qualche minuto di discussione tra loro la loro decisione è chiara: niente vetta in queste condizioni.

Stesso parere per lo sciatore salito da solo, e per le due cordate che seguiranno ancora. È comprensibile, e non insisto minimamente. Non si possono coinvolgere degli sconosciuti in situazioni che non hanno scelto. Devo tenere conto del parere di Amandine, condurre una riflessione razionale, togliendo tutti gli aspetti emotivi, e fare una scelta ponderata.

Conclusione della mia riflessione: fare un tentativo da solo e con una buona visibilità è accettabile ai miei occhi.

Ancora un po' di attesa e la finestra arriva: il velo sembra alzarsi per un bel po'. Amandine è in pace con la mia decisione, e parto sereno mentre dietro di noi cordate che salgono incrociano cordate che scendono.

La prima opzione di restare il più vicino possibile al filo della cresta non si rivela quella buona. Dopo una decina di minuti e una progressione molto prudente, trovo che l'esposizione sia troppo forte e mi fermo 2 metri (!) sotto la Spedla. Il seguito della cresta sembra accettabile, ma questi pochi metri che mi separano dall'anticima sono proibitivi: troppo ripido, troppo carico.

Osservo i pendii a valle, scruto il manto nevoso, e la seconda opzione mi sembra ora giudiziosa: l'ora avanzata della mattinata e il sole hanno lavorato la neve e garantiscono una consistenza ottimale nelle parti ripide, mentre le poche rocce affioranti diminuiranno fortemente il rischio di lastroni.

Venti minuti dopo mi ergo sulla vetta del Pizzo Bernina. Sono concentrato ma rilassato, in pace con me stesso. Avevo margine tecnicamente e non mi sono lanciato in un processo azzardato, mantenendo l'esposizione accettabile ai miei occhi. Da qui posso vedere l'intera cresta, gli alpinisti che sono tornati indietro, e quelli che mi osservano dal punto in cui ho preso la decisione di continuare. Un gruppo di 3 ha seguito le mie tracce fino all'anticima, ma nemmeno loro supereranno i pochi metri proibitivi che li separano dalla Spedla.

Le nuvole sono parzialmente tornate. Scendo prudentemente per un pendio di neve trasformata in superficie, due piccozze in mano e piantando i ramponi in profondità nella neve dura.

Ritrovo Amandine e la ringrazio per la sua pazienza. Provo una certa delusione per non averla potuta portare in vetta, ma mi rassicuro concludendo che oggi purtroppo non era possibile: queste condizioni complicate non mi permettevano di garantire la sua sicurezza. E bisogna constatare che tra la quindicina di alpinisti impegnati sulla via quel giorno, nessun altro ha raggiunto la vetta… Per fortuna, si mostra entusiasta di poter salire ancora qualche metro per raggiungere la fatidica quota dei 4000 metri! Tutti gli altri alpinisti sono scesi: eravamo i primi arrivati, saremo gli ultimi a partire.

Le nuvole si sono congedate e ci lasciano ora percorrere la discesa in piena visibilità e serenità: dopo qualche doppia e una disarrampicata vigile, una superba discesa di diversi chilometri in una neve bellissima e in mezzo a un ghiacciaio spettacolare ci riporta tranquillamente verso le fasce più pacifiche e bucoliche della montagna.

Giorno 3 — Relax nei prati fioriti

Visto che abbiamo attraversato un intero paese e interi massicci, tanto vale restare nei dintorni per apprezzarne la scoperta! Un caloroso grazie al signor Bernhard per averci gentilmente prestato le chiavi del loro piccolo chalet arroccato sulle alture grigionesi.

Questa giornata sarà posta sotto il marchio Scoperta dei Grigioni DOP, con passeggiate tra i prati fioriti, camminate nel bosco, vettovaglie gustate all'ombra degli abeti… e tanta meraviglia davanti a questi paesaggi che sintetizzano tutta la bellezza e l'armonia che caratterizzano quel meraviglioso piccolo angolo di Terra che è la Svizzera.