48° quattromila16 giugno 2024 · Mischabel
Dom: scommessa vinta e sublime parete O
scialpinismoLa traccia
Distanza e dislivello secondo le tracce Strava; profilo tracciato dal GPS. Passa sopra la mappa o il profilo per individuare un punto lungo la traccia.
I dati
Dal 15 giugno (partenza 23:34) al 16 giugno 2024 (arrivo 15:22) · in giornata
Vette & itinerario
Giorno per giorno
- G1Randa > Domhütte > Dom salita versante NO e discesa parete O > Randa
Compagno di cordata
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Relazioni e riferimenti
Il racconto
Il Dom (4546 m) è la vetta più alta situata interamente in territorio svizzero.
È anche la vetta che Patrick Berhault non raggiungerà mai, lui che vi fece una caduta mortale durante la sua ultima salita il 28 aprile 2004.
Il Dom, tragico ultimo capitolo della vita di un alpinista fuori dal comune. Una montagna che da allora ha sempre avuto per me un significato simbolico particolare.
Perché non chiudere questa magnifica stagione di sci con questa montagna, scrivendo un ultimo capitolo tutto speciale?
L'idea si fa lentamente strada: tentare una salita del Dom in un colpo solo dal fondovalle, e prevedere una discesa per la sua sublime parete O, verosimilmente raramente percorsa con gli sci e senza alcuna relazione di discesa su c2c.
Restano delle incognite (compagno, meteo, condizioni) ma l'idea prende forma e a fine settimana i pianeti si allineano con una finestra meteo interessante, e un compagno di grande qualità che risponde all'appello.
Ci ritroviamo sabato sera con Marc-Henri, e saliamo sull'ultimo treno per Zermatt.
Alle 23:34 partiamo da Randa (1406 m), gli zaini pesantemente carichi, nel silenzio e nella foschia di una notte calma e velata. Durante i primi mille metri di salita ci scambieremo solo poche parole, Marc-Henri sembra immerso in una forma di meditazione, mentre io fischietto qualche nota degli Electric Light Orchestra — di cui mi diverto a rimaneggiare il testo in Last Train to Le Dom.
Qualche ora di avvicinamento tra sentieri ripidi e via ferrata ci porta infine alla Domhütte. Lì ci concediamo una pausa benvenuta per dare sollievo alle palpebre e reidratare le nostre cellule.
La sveglia viene a strapparci dalle nostre brevissime fantasticherie (che i preparativi rumorosi degli alpinisti in partenza avevano in un primo momento impedito) e proseguiamo la nostra salita verso la vetta che finalmente si svela.
La parete O del Dom si erge davanti a noi, sublime di ripidità e di rilievo, dove seracchi e rocce si distinguono man mano che l'aurora li infiamma. Dietro di noi, il sole saetta i suoi primi raggi rosa-arancio su tutte le pareti E della Mattertal e ci offre uno spettacolo incandescente. Questa meraviglia aiuta a scacciare il deficit di sonno e raccoglie le nostre forze.
Le ore passano, scivolando su queste grandi distese glaciali, e il nostro obiettivo si avvicina lentamente, passando per il ludico tratto di arrampicata al Festijoch e un'impressionante traversata sotto i seracchi del versante N.
Il vento sostenuto durante le ultime due ore di salita metterà a dura prova il nostro morale, senza tuttavia lasciare davvero spazio al dubbio. Hohberghorn, Stecknadelhorn, Nadelhorn, Lenzspitze. Sono tutti così vicini, le loro cime affilate che si slanciano fiere verso un cielo dove i mulinelli di neve danzano follemente.
La nostra progressione diventa estenuante, intervalliamo la salita con qualche pausa per proteggerci da questo vento pungente che ci ricorda che nessuna salita è mai scontata; il Dom è una vetta che bisogna meritarsi.
L'emozione è bella, amplificata dallo sforzo fisico e mentale delle ultime dieci ore, quando raggiungiamo la croce di vetta – magnificamente decorata con un Cristo dorato.
La parete O che abbiamo scrupolosamente analizzato durante la salita per il versante N sembra in condizioni per una discesa con gli sci. La corda aiuta a garantire un minimo di sicurezza al momento di impegnarsi, e una volta dentro è la felicità totale.
Seguono 1400 m di discesa e curve in ogni tipo di neve, che ci riporteranno in uno stato euforico alla Domhütte, da dove una lunga discesa ci permetterà di ritrovare la valle — passando per il celebre ponte sospeso di Randa.
Una lunga gita (oltre 15 h), e un tempo totale da svegli estenuante (oltre 30 h), ma un'uscita da antologia, degno ciak finale di questa stagione straordinaria.
Grazie Marc-Henri per la tua compagnia e per questa «cordata da sogno sul filo dei 4000».