La Quête des 4000
Nadelgrat integrale: da Saas-Fee a Gasenried sul filo di 5 nuovi 4000Dal 53° al 57° quattromila

6 agosto 2024 · Mischabel

Nadelgrat integrale: da Saas-Fee a Gasenried sul filo di 5 nuovi 4000

La traccia

53 Lenzspitze54 Nadelhorn55 Stecknadelhorn56 Hohberghorn57 Dürrenhorn0 km27,12 km4327 m

Distanza e dislivello secondo le tracce Strava; profilo tracciato dal GPS. Passa sopra la mappa o il profilo per individuare un punto lungo la traccia.

I dati

27,12km
distanza
2698m
dislivello +
2872m
dislivello −
20 h 08
durata
5
vette
difficoltà
AD+ 3c>3c IV P3

Il 6 agosto 2024 (partenza 0:24, arrivo 20:32) · in giornata

Vette & itinerario

Le vette

Giorno per giorno

  1. G1Saas-Fee > Mischabelhütte > Lenzspitze > Nadelhorn > Stecknadelhorn > Hohberghorn > Dürrenhorn > Galenjoch > Gasenried

Relazioni e riferimenti

Il racconto

Tra il campo scout, gli amici che si sposano, le vacanze in famiglia, erano esattamente 4 settimane che non andavo più in alta montagna... Cominciava a essere un po' lunga!

Per festeggiare l'occasione, un'idea allettante era effettuare una traversata in giornata tra la Saastal e la Mattertal, passando per alcune vette emblematiche della zona.

Bilancio di questo 6 agosto:

- un'uscita 100% etica, con un avvicinamento in mobilità dolce e una partenza alle 22:30 da casa - 20 h di gita non stop, e ~38 h da sveglio - una combinazione di 2 belle salite che mi facevano l'occhiolino: la traversata Lenzspitze - Nadelhorn, e la Nadelgrat integrale - una lunga sgambata in totale autonomia e in solitaria - una dozzina di doppie e una decina di transizioni metti/togli i ramponi al contatore - 3,5 l di liquidi nello zaino… e mezzo litro offerto lungo il cammino!

Soprattutto, questa uscita è stata segnata da una grande solitudine: con una tale partenza in piena notte e un avvicinamento efficace alla capanna, ero il primo impegnato sulla cresta NE della Lenzspitze e sulla traversata verso il Nadelhorn.

Arrivato in vetta, e dopo quasi 9 ore di salita, mi concedo finalmente una pausa più lunga. Assaporo questo bellissimo momento, le condizioni sono state impeccabili e le sensazioni molto buone fin qui. Una guida e il suo cliente Ludwig, partiti dalla capanna e che seguivano nella traversata, mi raggiungono e il momento è molto conviviale; siamo tutti e tre esaltati da ciò che abbiamo appena vissuto. Ludwig, salutando il mio tentativo e per sostenerlo, mi offre addirittura 500 ml di bevanda, un regalo che non ha prezzo in simili circostanze!

In quel momento penso di aver superato le difficoltà principali (ho già 2600 m di dislivello nelle gambe e i passaggi più arrampicatori alle spalle). Ma ho sottovalutato 2 aspetti cruciali: la grande stanchezza che mi avrebbe oppresso con il passare delle ore, e il fatto di percorrere la Nadelgrat nel senso insolito.

Ora capisco perché questa cresta che collega queste 4 vette oltre i 4000 m si percorre classicamente dal Dirruhorn al Nadelhorn: permette di godere di bei passaggi di arrampicata su roccia in salita, e di creste di neve in discesa. Logico. La mia curiosità di percorrere l'itinerario nell'altro senso, contrariamente alle norme pur ben consolidate, è stata quindi ricompensata da 8 ore di disarrampicata su creste rocciose (e qualche tratto ben verticale dove non ho esitato a fare qualche doppia), intervallate da qualche salita nella neve pomeridiana di agosto. Insomma, decisamente meno comodo e piacevole del contrario... Mi fa quasi venire voglia di tornare un giorno per apprezzare il vero fascino di questa Nadelgrat!

E soprattutto, la stanchezza si è fatta sentire sempre più pesantemente… Il contrasto con l'inizio dell'uscita era impressionante: quanto mi ero divertito moltissimo per le prime 2 vette, tanto le 3 successive sono state più faticose, e la progressione complicata man mano che le mie capacità diminuivano. Eppure non si trattava di abbassare la guardia! Come possono testimoniare le rare relazioni della discesa della Nadelgrat, la discesa dal Dirruhorn al Galenjoch è una vera esperienza di vita, e offre ampiamente a chi la percorre tutto il tempo per rimettere seriamente in discussione le proprie scelte, ciò che viene a cercare in montagna, e perché ha volontariamente scelto di cacciarsi in una simile situazione… Ma come direbbe un grande avventuriero: «non bisogna mai dimenticare che si è scelto di essere lì».

Dopo lunghe ore che mi portano a quel famoso Galenjoch, arrivo molto stanco fisicamente – e soprattutto mentalmente – alla civiltà, dove scopro che l'ultimo bus è già partito… Questo mi lascia qualche chilometro in più per assaporare questo traguardo, e riflettere sul giusto equilibrio tra superamento di sé e ascolto del proprio corpo.