Dal 33° al 39° quattromila27 luglio 2023 · Monte Bianco
Traversata delle Grandes Jorasses, un progetto di lunga data
La traccia
Distanza e dislivello secondo le tracce Strava; profilo tracciato dal GPS. Passa sopra la mappa o il profilo per individuare un punto lungo la traccia.
I dati
Dal 27 luglio (partenza 7:16) al 28 luglio 2023 (arrivo 21:26) · 1 notte — Bivacco senza tenda
Vette & itinerario
Le vette
Giorno per giorno
- G1Punta Helbronner > traversata della cresta di Rochefort > bivacco sotto la Punta Margherita
- G2Traversata delle Grandes Jorasses > Planpincieux
Compagno di cordata
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Relazioni e riferimenti
Il racconto
La traversata delle Grandes Jorasses...
Un sogno che si delineava sempre più precisamente nelle nostre menti, e un progetto preparato da tempo con la Courle! Le date erano state fissate con largo anticipo: avevamo una settimana intera per scegliere la migliore finestra meteo: «ci impegniamo lì dentro solo con una finestra meteo stabile di 3 giorni». Solo che questa finestra, a quanto pare, non sarebbe arrivata! Che fare? Il meteo non sarà eccellente e stabile per più giorni, e per di più le nevicate di domenica/lunedì/martedì hanno rimescolato le carte: quali sono le condizioni lassù? Quanta neve ricopre i tratti più arrampicatori?
Tante domande, tanti dubbi, ma un'enorme attenzione a ogni dettaglio e prudenza nelle prospettive possibili. Dopo lunghe discussioni, sempre serene ma piene di incertezze, prevediamo una partenza giovedì mattina da Entrèves per iniziare la traversata verso Rochefort, farci un'idea delle condizioni del terreno, e valutare se proseguire o meno verso il Canzio a seconda dei diversi fattori.
Primo giorno nel cuore delle Jorasses
Risveglio in tutta calma alla canonica di Entrèves, dove eravamo stati accolti la sera prima da professori di geografia in «settimana bianca». La funivia ci catapulta a 3400 m, da dove iniziamo la nostra traversata verso Rochefort. Primo sguardo sul ghiacciaio e prima buona notizia: la neve fresca è stata in gran parte spazzata via dal vento e una traccia sale addirittura verso la Salle à Manger. Diverse cordate sono in cammino anche loro, ma il vento e il freddo ci spingono ad andare veloci e le superiamo. Arrivati ai piedi del Dente del Gigante, la traccia verso Rochefort è decisamente più discreta: incrociamo alcune cordate che tornano dall'Aiguille de Rochefort. Una volta raggiunta questa prima vetta (4001 m), bisogna prendere una prima decisione impegnativa: dietrofront facendo il Dente del Gigante di passaggio, o si prosegue verso il Dôme? I segnali sono per lo più verdi: meteo ok (vento sostenuto e freddo ma dovrebbe riscaldarsi secondo le previsioni), terreno ok (davanti a noi non c'è più alcuna traccia visibile, ma una cordata di 2 italiani + guida ci supera proprio in quel momento), e fattore umano al top. Scegliamo quindi di proseguire verso il Dôme. Una volta raggiunta questa seconda vetta (4015 m), il meteo è diventato decisamente favorevole, e i segnali restano verdi. Seconda decisione da prendere: si prosegue verso il Canzio. Il percorso è comunque piuttosto lungo (gendarme, una doppia, traversata, un'altra doppia, risalita, cresta… poi ancora le 5-6 doppie che portano al Canzio). Lì ritroviamo la cordata italiana, che conta di dormire sul posto e tentare la traversata delle Jorasses l'indomani con una sveglia mattutina. Da parte nostra, preferiamo approfittare del meteo annunciato buono fino a fine giornata, e guadagnare così tempo sulla durata della gita, ancora considerevole. Il meteo dovrebbe peggiorare a fine giornata l'indomani, e la traversata completa fino al Boccalatte (10 h fino alla Walker + 5 h per la discesa) ci sembra troppo ambiziosa dal Canzio viste le condizioni.
Terza decisione: si prosegue verso il luogo di bivacco previsto (colle sotto la Punta Margherita). Sono le 16, e da questo momento tocca a noi battere la traccia, e avanzare al meglio in un itinerario a volte nascosto sotto la neve. I 6 tiri della Young ci prendono molto più tempo del previsto (4 h in totale: L2-L3 non facili da superare, seguiti da molte esitazioni e ritorni sui nostri passi in L4-L5, per trovare finalmente l'attacco di L6 e il suo famoso friend rosso incastrato). Sono le 20 quando siamo in vetta alla Punta Young (3996 m). Il meteo è eccellente, ma la notte ci raggiungerà presto. Restiamo concentrati per le difficoltà rimanenti prima di raggiungere il tanto atteso luogo di bivacco: disarrampicata, prima doppia, passo di V, cenge, seconda doppia, cengia piena di neve fresca; ed eccoci ai piedi del canale/camino sotto la breccia della Punta Margherita. Dalla vetta della Punta Young, questo canale ci impressionava per la sua ripidità e ci sembrava quasi insuperabile. Sono le 22, tiriamo fuori le frontali: il canale è pieno di neve/ghiaccio, e lo risaliamo molto più facilmente del previsto, in una sorta di euforia e gonfi di entusiasmo. «La fine è vicinissima, ultima difficoltà da superare, e il bivacco sarà la promessa di un riposo salvifico e ben meritato». Una volta lassù, è il sollievo e sistemiamo il nostro accampamento di fortuna. La piazzola è molto stretta (mi sembra ambizioso dormirci in più di due), ma la neve accumulata ci permette di erigere qualche muretto benvenuto per ripararci da un vento che ci fa temere una notte meno tranquilla del previsto. Dopo una cena sbrigata in fretta, ci rintaniamo nei sacchi a pelo con tutti i nostri strati, e ci addormentiamo con il pacifico spettacolo del luccichio delle stelle sopra le nostre teste e di quello delle luci della Val Ferret 2800 m sotto i nostri piedi.
Una notte agitata e un temporale che ci minaccia
Il vento purtroppo rinforza durante la notte, proveniente da ovest e perfettamente allineato all'asse del nostro bivacco, portando via con sé tutte le nostre speranze di una notte riposante. Sono le 5. Dopo qualche ora di sonno molto intermittente, la luce crescente ci permette di assistere allo spettacolo avvincente della folle danza delle nuvole sballottate da un vento sfrenato e incostante. Sono le 6. A questo vento spavaldo che spazza via tutto al suo passaggio (nuvole, calore corporeo, e prospettive di un sonno ristoratore), si aggiungono alcune leggere nevicate. Sono le 7. Oltre ad avere freddo, cominciamo a bagnarci pian piano. In momenti del genere si vive un miscuglio di dubbi, interrogativi e rassegnazione: che fare, se non aspettare che passi? Sono le 8. Il cielo è sempre coperto e il vento continua la sua rumorosa farandola. Basta rassegnazione: gli interrogativi sono numerosi ma la risposta resta la stessa: dobbiamo uscire dalla Walker (e soprattutto dalle 4 vette che la precedono). Da dove siamo, resta la via più breve, più sicura e più efficace. La strada è ancora lunga, e questo ci dà il coraggio di emergere dal nostro umido letargo e affrontare ciò che ci resta. Restano domande (come evolverà il vento? la visibilità migliorerà? gli italiani sono partiti dal Canzio come previsto o saremo i soli a proseguire la traversata?), ma l'obiettivo resta lo stesso e la fiducia nella nostra cordata intatta: nessuno spazio per le lamentele, siamo noi ad aver scelto di imbarcarci in un'avventura simile! Uno sguardo complice basta a riaccendere il fuoco in noi, e ci lanciamo in una giornata che sappiamo bene sarà intensa, molto intensa.
Sono le 9, e attacchiamo i due tiri (superbo diedro/fessura in 4c) che ci portano in vetta alla Punta Margherita (4065 m), le dita congelate ma il volto raggiante. Da lì, i cieli si aprono per noi, e un'accalmia provvidenziale ci lascia avanzare sulla splendida cresta (aerea ma su roccia compatta eccellente!) che porta alla Punta Elena (4045 m). Il piacere è di nuovo presente: le nuvole si disperdono, il vento si calma, il sole ci riscalda, e avanziamo pieni di slancio verso la Punta Croz (4110 m). Le cenge sono piene di neve ma la cresta è nel complesso asciutta, permettendoci di avanzare a un'andatura corretta. Una volta raggiunta la Punta Whymper (4184 m), ci concediamo una bella pausa, al riparo dal vento, sapendo che la discesa sarà ancora lunghissima, e per lasciare che la cordata italiana ci raggiunga. In pochi minuti saliamo il pendio di neve che ci separa dalla Punta Walker (4208 m), e da lì assaporiamo appieno la riuscita di questa prima parte della nostra traversata. Sono le 14, ma la gita è ben lontana dall'essere finita.
La cordata italiana ci raggiunge presto, e la lasciamo iniziare la discesa. Senza sorpresa, quest'ultima è lunga, lunghissima, e continua a richiedere la nostra concentrazione ancora per qualche ora. Scendiamo efficacemente lo sperone misto sotto la Punta Walker, attraversiamo senza voltarci il pianoro glaciale sovrastato da spaventosi seracchi, fino a ritrovare le Rocce Whymper e le loro 4 doppie che ci depositano in mezzo all'omonimo canale. Un ponte di neve scabroso da superare, e mettiamo piede sulle Rocce del Reposoir, da cui usciremo al termine di un'interminabile disarrampicata e di 4 doppie. Da lì, ci resta da scendere il tormentato ghiacciaio di Planpincieux, con la corda ben tesa visti tutti i crepacci che lo costellano, fino al rifugio Boccalatte. Ora sono le 19, e la finestra meteo si chiude, proprio mentre lasciamo tutte le difficoltà alle nostre spalle. Grazie agli italiani per la loro traccia in discesa: ci ha tolto un grosso carico mentale dopo aver aperto tutto dal Canzio. Senza pause e senza perderci, questa discesa Walker-Boccalatte ci ha comunque preso 4h30.
La camminata fino a Entrèves è tranquilla, la leggera pioggia che ci accompagna all'inizio non ci disturba, e chiacchieriamo di più in 1h30 che in tutta la giornata. La nostra stanchezza è immensa, ma la nostra gioia ancora più grande! Un buon ristorante italiano chiude questa giornata, prima di ritrovare i nostri comodi letti, sempre alla canonica di Entrèves.
Relax a Courmayeur
Dopo queste due giornate intensissime e questo sogno che si è realizzato, il programma del giorno è di tutt'altro genere: cominciamo con un Boccalatte macchiato a mo' di colazione, gironzoliamo per la città, passeggiamo per i negozi e chiacchieriamo con i commercianti, prima di finire con la visita del simpatico «museo delle Guide di Courmayeur» (5 € l'ingresso, 1-2 h, lo consigliamo vivamente). Riprendiamo infine la strada verso il Vallese, dopo un'ultima focaccia speziale Peuterey. La nostra scappata si conclude al Gran San Bernardo, dove un Raphaël raggiante ci stringe tra le braccia per congratularsi di questa bella avventura.
Epilogo
Grazie mio caro Courlis: nessuna di queste 10 vette selvagge e remote era dotata di una croce o di una qualsiasi targa commemorativa, ma ognuna di esse conserva ormai il ricordo del nostro passaggio e della nostra amicizia così unica!